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Palladium

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Nel luglio del 2002 è nato in america un consorzio, denominato Tcpa (Trusted computing platform alliance), e del quale fanno parte inportanti case del'information tecnology come ad esempio la microsoft, compaq, hp, ibm, amd, intel.

Lo scopo ufficiale di questo consorzio è la creazione di una piattaforma informatica in grado di offrire una maggiore sicurezza nei personal computer contro virus, attacchi informatici, programmi indesiderati... e quant'altro ma, visto quello che ci sta succedendo intorno in nome della sicurezza (vedi tutte le leggi restrittive che vengono approvate in Europa e in America in nome della sicurezza e sulle quali dedicheremo una prossima puntata) è meglio andarci con i piedi di piombo e valutare meglio la situazione in modo da non ritrovarci impreparati.

In parole povere come funzionerà palladium?

Palladium è una tecnologia basata su chip dedicati (prodotti da intel e amd) e da software (prodotto dalla microsoft) che blinderanno, nel vero senso della parola, l'intera struttura del pc, un po' quello che succede all'interno dell'Xbox.

In pratica il chip dedicato, nel momento in cui andiamo ad accendere il pc, farà un controllo approfondito di tutto il software e l'hardware installato nel nostro computer, a partire dal bios fino ad arrivare all'ultimo gioco o programma installato, controllando che il tutto sia certificato e “affidabile”.

Scendendo un po' più nel dettaglio il chip dedicato, all'avvio del pc, andrà a controllare il bios e se trova tutto in ordine lo esegue. Poi passerà a controllare il boot del sistema operativo e, se anche questo è in ordine, lo esegue, poi controlla lo stato della macchina e così via fino a che non lascia il controllo della macchina al sistema operativo. Se tutte queste operazioni hanno avuto esito positivo il computer procede, altrimenti si blocca.

Una volta avviato il sistema operativo, il chip viene utilizzato da questo per verificare che tutto il software installato sia certificato, eseguendo unicamente quello etichettato come “sicuro”.

Ma non è finita qui.

A questo punto palladium passa ad autenticare il pc presso terze parti; per esempio nel momento in cui un utente volesse ascoltare un brano mp3 o vedere un dvd con il computer, il software si metterebbe in contatto con il server della società richiedendo di sbloccare il file. Questo metodo può essere utilizzato anche per controllare i permessi di file riservati e così via.

Il punto nodale di questa struttura non è tanto come funzioni, quanto chi deciderà quali sono le applicazioni sicure e in base a quale criterio.

E qui, dopo questa lunga premessa, veniamo al sodo, e cioè la relazione tra la diffusione di palladium e i prodotti open source.

Chiaramente per certificare un programma verrà richiesto un costo(che è ancora da quantificare) che probabilmente sarà sostenibile solo da grandi case di software e comunque non da quelle migliaia di programmatori indipendenti che pubblicano i loro programmi gratuitamente su internet, magari solo per il gusto di programmare (uno di questi è il nostro Carlo).

Inoltre non sarà più possibile modificare il software certificato senza ricertificarlo. Morale della favola la GPL perde di significato dato che diventa impossibile modificare un software senza passare da un provider certificatore. Fine delle diverse distribuzioni GNU/Linux.

Viene quasi da pensare che tutto questo sia stato pensato per togliere di mezzo un rivale scomodo, altro che sicurezza!

Ma non è tutto ci sono altre consequenze gravi derivanti dalla diffusione di palladium che, ricordiamo, dovrebbe essere incluso nella nuova versione di windows, verosimilmente nel 2004.

Quali sono queste consequenze?

La prima, la più evidente, è la fine delle copie, anche quelle ad uso personale. Non saremo più liberi di fare un backup dei nostri dischi ma, peggio ancora le case distributrici potranno decidere dove come e fino a quando potremo fruire del nostro software. Potrebbe accadere infatti che una vecchia versione di un programma cessi di funzionare nel momento in cui la casa madre decida di rilasciare una nuova versione.

Un'altra consquenza sarebbe la fine di internet come lo conosciamo oggi.

Internet è infatti la zona libera per eccellenza, ma se diviene possibile filtrare i contenuti visibili mettiamo un blocco a tutto il sistema.

Fino ad arrivare addirittura ad una sorta di censura totale. Basterà infatti inserire un documento scomodo nella lista degli indesiderati per far si che questo scompaia dalla faccia della terra, una cosa che non era accaduta neppure all'epoca dell'inquisizione.

Certo, questi sono limiti estremi, ma con i tempi che corrono non è detto che non ci si arrivi.

Chi volesse approfondire questi argomenti su internet ci sono molti siti che si occupano dell'argomento, uno di questi è www.complessita.it/tcpa oppure può comprare il libro di stefano barale “Come passare al software libero e vivere felici” edito dalla Editrice Berti e contenente anche una distribuzione GNU/Linux basata sulla Debian: la KNOPPIX.

Il solo testo è invece scaricabile da internet all'indirizzo www.stefanobarale.org

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