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Terrorismo e sicurezza

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Anche se non se parla molto, anzi, sembra quasi che vogliano far passare la cosa sotto silenzio, molte cose sono cambiate sulla rete dopo l'attentato dell'11 settembre e altre sono in procinto di cambiare. Sono infatti molti i governi, primo fra tutti gli Stati Uniti, ma anche l'Europa e l'Italia in particolare, che tentano di criminalizzare la rete delle reti cercando un modo di controllarla una volta per tutte.

Il pretesto di questa operazione sarebbe da rintracciarsi nell'ipotesi che gli attentatori abbiano utilizzato la rete per scambiarsi informazioni ed in particolare abbiano utilizzato la tecnica della steganografia (una sorta di criptografia che consente di nascondere tra i pixel messaggi riservati, che solo l'utente in possesso della chiave di decriptazione può decodificare).
Questa circostanza a portato, come era prevedibile ad una profonda diffidenza nei confronti dei sistemi di criptaggio delle informazioni. Quella che un tempo era considerata una “cosa buona” è ora diventata una delle “armi cattive”, tant'è che l'allora Commissario dell'autorità delle Comunicazioni Italiana, Alessandro Luciano, ha dichiarato in un seminario che l'uso dell'anonimato su internet impedisce seriamente di arrestare alcuni criminali, aggiungendo che la restrizione di alcuni diritti e libertà fondamentali e giustificato pienamente da obbiettivi di pubblica sicurezza. Queste affermazioni ci aiutano a comprendere meglio quello che sta accadendo in Italia proprio in questi mesi!

L'America, che ci precede in ogni settore, ci ha preceduto anche su questo tema, e così, a fianco ai controlli negli aeroporti, nelle ambasciate e in tutti i luoghi strategici di un paese, si sono aggiunti anche i controlli informatici. Sembra infatti che l'F.B.I. abbia chiesto ai principali provider statunitensi di collaborare alle indagini, e, anche se quest'ultimi hanno decisamente negato di aver installato nei loro server il sistema di intercettazione “carnivore”, in grado di registrare tutte le comunicazioni elettroniche, in entrata ed in uscita: dalle e-mail, alle pagine web, alle conversazioni in chat di un qualsiasi indirizzo sospetto, la preoccupazione è legittima. Tra l'altro ci devono spiegare quando un indirizzo si può definire sospetto!

Anche in Europa comunque stiamo cercando di tenere il passo con gli Stati Uniti. È del novembre 2001 la notizia infatti della stipula in Ungheria del primo trattato internazionale contro il crimine informatico. Il trattato, che è stato firmato da 29 paesi, tra cui anche l'Italia, si può sintetizzare in un restringimento delle libertà individuali attraverso la persecuzione e la censura su internet, il tutto in nome di una ipotetica lotta al terrorismo informatico.

La stipula di questo documento non ha mancato di suscitare polemiche da parte di vari organismi tra cui anche il nostro garante sulla privacy Stefano Rodotà. Se infatti le premesse sono ineccepibili bisogna stare poi attenti all'uso che si fa delle informazioni raccolte. L'Italia, come del resto molti altri paesi europei, ha recepito il trattato di Ungheria. È infatti di poche settimane la notizia di una proposta di legge che consentirebbe all'autorità giudiziaria italiana di tenere sotto controllo tutti i cittadini italiani attraverso la registrazione di tutte le telefonate fatte sia da telefono fisso che da cellulare, tutti gli SMS inviati e ricevuti, tutte le e-mail, tutti i siti internet visitati, le conversazioni in chat e così via. Tutti i dati così ottenuti verranno poi conservati per un periodo di 5 anni.

Sembra che, ma su questo non abbiamo la certezza al 100%, verranno immagazzinati solo i numeri telefonici e non il contenuto della telefonata o della e-mail, ma la cosa è ancora sospetta. Sembra poi che tutto questo accanimento contro i sistemi informatici in nome di una lotta al terrorismo, venga utilizzato, almeno per gli Stati Uniti, per giustificare interessi economici di grandi multinazionali come la Microsoft contro il mondo open source.

È stata infatti pubblicata un'analisi nella quale si accusa apertamente il software open source di essere una minaccia per la sicurezza mondiale. Secondo questo rapporto infatti il software open source come ad esempio Linux, rende pubblico e modificabile il proprio codice sorgente, permettendo così ad eventuali cyber-terroristi di trovarne un punto debole e quindi attaccarlo. Il software close source al contrario, non permettendo questo, sarebbe più sicuro. L'analisi non spiega però il perché la maggior parte degli attacchi informatici venga fatto verso sistemi chiusi.

Un altro esempio di questi interessi privati ci viene invece dal nostro paese: un settimanale italiano ha pubblicato infatti la notizia secondo la quale dietro il browser web mozilla si celerebbero nient'altro che le brigate rosse. Questo sarebbe evidente dal logo di mozilla: una stella rossa a cinque punte bordata d'oro con al centro un tirannosauro.

A chi conosce mozilla queste affermazioni non possono che far sorridere lasciano comunque da pensare.

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